Avendo poco tempo per far passare un'idea, la pubblicità utilizzerà spesso preconcetti.
La pubblicità utilizza dunque spesso stereotipi e cliché tradizionali: la donna (bionda) è in cucina, l'uomo (bianco) al lavoro, e i bambini (felici) in una casa confortevole, magari anche con un pizzico di simpatico esotismo. Tuttavia, a volte succede che essa utilizzi dei contro-ruoli, allo scopo di richiamare l'attenzione del consumatore. D'altra parte, se essa cerca a volte di essere provocatoria, perfino scioccante (vedi il caso della Gran Bretagna e la sua prevenzione stradale), essa non cessa di riproporre i suoi supporti, che sono passati dalla donna prosperosa al bambino del giorno d'oggi. Al di là dei cliché, la pubblicità cerca di sedurre attraverso una immagine "politicamente corretta", come il bambino, e più generalmente, il "bebè" che si ritrova adatto sia per l'automobile (Opel), sia per il fast-food (Mc Donald).
Cercando di essere efficace, essa utilizzerà ogni volta che sia possibile un richiamo, un appello a sentimenti o istinti forti, saltando a piè pari la riflessione ragionata. La pubblicità vedrà dunque un fiorire di offerte piene di pin-up, o di maschi super palestrati. Georges Bernanos va ancora oltre in questa visione, affermando che i motori di scelta della pubblicità sono semplicemente i sette peccati capitali, per la ragione che è molto più facile appoggiarsi sui vizi dell'uomo che sui suoi bisogni. Ancora la pubblicità a cui fa riferimento l'autore citato non esisteva ai suoi tempi nella forma attuale. Allora consisteva soprattutto di piccoli annunci e "reclame".
Non è facile farsi notare in mezzo a settemila messaggi pubblicitari. La pubblicità dunque cerca di provocare per incidere meglio sulla mente.
Il committente desidera spesso esprimere un'immagine di novità e audacia (tecnica o artistica). Una pubblicità spinta utilizzando simboli religiosi o simili, oppure che non esiti a fare uso della violenza, può essere una pubblicità vincente in termini di influenza sul pubblico. D'altra parte è noto che le scariche di adrenalina rendono più efficace la memorizzazione.
Si comprende dunque perché, tra stereotipi, sesso e violenza, la pubblicità sia criticata, e anche, talvolta, condannata penalmente
Esiste anche l'altra pubblicità, quella da sempre è fucina di piccole gags comiche o demenziali.
La pubblicità utilizza dunque spesso stereotipi e cliché tradizionali: la donna (bionda) è in cucina, l'uomo (bianco) al lavoro, e i bambini (felici) in una casa confortevole, magari anche con un pizzico di simpatico esotismo. Tuttavia, a volte succede che essa utilizzi dei contro-ruoli, allo scopo di richiamare l'attenzione del consumatore. D'altra parte, se essa cerca a volte di essere provocatoria, perfino scioccante (vedi il caso della Gran Bretagna e la sua prevenzione stradale), essa non cessa di riproporre i suoi supporti, che sono passati dalla donna prosperosa al bambino del giorno d'oggi. Al di là dei cliché, la pubblicità cerca di sedurre attraverso una immagine "politicamente corretta", come il bambino, e più generalmente, il "bebè" che si ritrova adatto sia per l'automobile (Opel), sia per il fast-food (Mc Donald).
Cercando di essere efficace, essa utilizzerà ogni volta che sia possibile un richiamo, un appello a sentimenti o istinti forti, saltando a piè pari la riflessione ragionata. La pubblicità vedrà dunque un fiorire di offerte piene di pin-up, o di maschi super palestrati. Georges Bernanos va ancora oltre in questa visione, affermando che i motori di scelta della pubblicità sono semplicemente i sette peccati capitali, per la ragione che è molto più facile appoggiarsi sui vizi dell'uomo che sui suoi bisogni. Ancora la pubblicità a cui fa riferimento l'autore citato non esisteva ai suoi tempi nella forma attuale. Allora consisteva soprattutto di piccoli annunci e "reclame".
Non è facile farsi notare in mezzo a settemila messaggi pubblicitari. La pubblicità dunque cerca di provocare per incidere meglio sulla mente.
Il committente desidera spesso esprimere un'immagine di novità e audacia (tecnica o artistica). Una pubblicità spinta utilizzando simboli religiosi o simili, oppure che non esiti a fare uso della violenza, può essere una pubblicità vincente in termini di influenza sul pubblico. D'altra parte è noto che le scariche di adrenalina rendono più efficace la memorizzazione.
Si comprende dunque perché, tra stereotipi, sesso e violenza, la pubblicità sia criticata, e anche, talvolta, condannata penalmente
Esiste anche l'altra pubblicità, quella da sempre è fucina di piccole gags comiche o demenziali.
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